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Sotto il
profilo psico-intellettivo va rilevata la vivacità della fantasia e la
spiccata tendenza all'imitazione che si accompagna pero ad una scarsa
capacità attentiva e volitiva. L'attenzione rimbalza facilmente senza
mai soffermarsi a lungo su un unico centro di interesse. La pulsione
verso il gioco in tutte le sue forme è irrefrenabile e il bisogno di
moto imperioso. Da questo quadro risulta evidente la necessità di
assecondare la natura m questa delicata fase auxologica, operando in
modo da indirizzare l'esercitazione verso quegli esercizi di
preparazione di base tendenti alla prevenzione dei vizi di portamento e
alla formazione generale. Pertanto sarà opportuno dosare accuratamente
la durata e la intensità delle esercitazioni che dovrebbero mirare
all'equilibrio dello sviluppo corporeo. Accanto a questi dovranno
trovare posto esercizi tendenti a migliorare la sensibilità
neuro-muscolare, la coordinazione motoria e la percezione cinetica e
spazio temporale.
Il senso
dell'equilibrio, piuttosto impreciso a questa età , dovrà essere
migliorato attraverso esercizi educativi specifici ma elementari. Gli
esercizi tecnici a coppie nella loro concretezza fisica e
spazio-temporale dovranno trovare impiego sia sotto forma ludica, sia
sotto forma tecnico applicativa preordinata. La socialità del bambino
dovrà essere promossa sollecitandolo alla collaborazione, alla
tolleranza e smorzandone le punte eccessivamente individualistiche ed
egocentriche.
8-10 ANNI
I bambini
della fase del turger secondus denotano un risveglio della crescita
prevalentemente nel senso della larghezza. L'ossatura tende a
consolidarsi meglio mentre la sufficiente trofia degli arti inferiori
non trova riscontro armonico in quella del tronco ed degli arti
superiori, che rimangono ipotrofici. Con una certa frequenza si
riscontrano anomalie a carico della colonna vertebrale del cingolo
scapolo-omerale. Nonostante la muscolatura leggera e la limitata
resistenza vi è tuttavia una certa capacità di effettuare movimenti
sufficientemente veloci e destri. In questa fase auxologica il sistema
neuro-muscolare si perfeziona ulteriormente con il delinearsi di
capacità varie e sempre maggiori, e nel bambino aumenta il bisogno di
movimento, il desiderio di misurarsi e di gareggiare lo spinge spesso
oltre i limiti del ragionevole. La necessità psicofisica del movimento
dovrà essere incanalata verso obbiettivi ancora di revenzione e di
formazione generale al fine di assecondare il compito della natura e di
impedire soprattutto l'instaurarsi di vizi di portamento e paramorfismi.
Gli
esercizi di formazione generale e di prevenzione svolgeranno pertanto
ancora un ruolo preponderante nella preparazione di base. Essi avranno
lo scopo di compensare le disarmonie dello sviluppo morfologico,
sviluppare la motricità generale, favorire la successiva acquisizione di
capacità tecniche specifiche. Particolare attenzione dovrà essere
riservata alla colonna vertebrale, al cingolo scapolo-omerale e
all'articolazione coxo-femorale. Sotto il profilo tecnico, l'insegnamento del Karate
tenderà ad utilizzare la migliore autonomia
motoria del bambino per eseguire movimenti più complessi, introducendo
esercizi specifici di breve durata e di intensità moderata.
11-14 ANNI
I ragazzi
nell'età prepubere si trovano nella fase auxologica in cui la statura si
allunga di 7-8 cm l'anno e la crisi di allungamento si presenta con un
evidente squilibrio morfologico degli arti superiori rispetto al tronco;
i muscoli sono eccessivamente allungati e la ipotrofia degli arti
superiori e del tronco è piuttosto accentuata. Il ragazzo si presenta
magro, con il tronco piuttosto piccolo rispetto agli arti e puà
presentare difficoltà a compiere movimenti veloci a causa della
disarmonia delle proporzioni e della debolezza dei muscoli
eccessivamente allungati. La resistenza fisica è buona, ma richiede
ancora frequenti pause di riposo.
Le
capacità attentive sono ancora di breve durata. L'obiettivo primario
dell'addestramento deve essere ancora volto alla compensazione della
disarmonia morfologica, al miglioramento del senso della spazialità .
Anche in questo periodo l'esercizio fisico deve essere graduato in modo
attento per evitare disturbi al processo di crescita, I sistemi
cardiocircolatorio e respiratorio non vanno sollecitati in maniera
disordinata o massimale, l'esercitazione deve essere prevalentemente a
carattere aerobico. Quindi l'allenamento in questa fase puà già essere
rivolto al miglioramento delle prestazioni dell'apparato respiratorio e
cardiocircolatorio, anche per favorire l'espansione della cassa
toracica. Potranno essere inseriti esercizi di potenziamento per
determinati gruppi muscolari e l'insegnamento di piccole acrobazie per
sviluppare nel ragazzo un senso della spazialità più completo e una
maggiore sicurezza di sè.
La
corretta assimilazione delle posizioni fondamentali statiche e dinamiche
del karate verrà completata insieme alla acquisizione di abilità
tecniche complesse, che si realizzano insieme al miglioramento della
sensibilità neuromuscolare. Il kumite semilibero eseguito in forma
sciolta sarà un momento di studio di verifica di tutte le qualità
fisiche e tecniche acquisite dal giovane atleta. |
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L'avviamento al Karate |
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L'avviamento al Karate è caratterizzato da un iter formativo nel quale
confluiscono varie problematiche prevalentemente legate a nuove esigenze
sociali e motorio sportive. L'attuale struttura degli agglomerati
urbani, i ritmi di vita, le carenze ambientali, una cultura espressione
di uno stile di vita che tralascia ogni cosa relazionata con il corpo e
riferita alla corporeità , sta connotando di valenze negative le
motivazioni umane al movimento, alla conoscenza, all'esplorazione ed
alla creatività , trasformando in tal modo la relazione dell'individuo
con l'ambiente sociale. I soggetti che esprimono in maniera palese
questo analfabetismo motorio sono logicamente i fanciulli e i
preadolescenti privati di un elemento essenziale quale l'attività
motoria, per un corretto ed armonico sviluppo delle proprie
caratteristiche biologiche e psicologiche. Una logica conseguenza di
quanto appena espresso è quindi l'assenza sempre più marcata di t'ogni
forma di contatto e di aggregazione sociale. Come ovviare a questi
problemi. espressione, nella maggior parte dei casi di tangibili
difficoltà Iogistiche?
In tale
contesto si inserisce l'ora di attività motoria, praticata maggiormente
in piccole palestre, che viene ad essere una risposta totalmente
indiretta ad una carenza di strutture pubbliche ed uno dei modi,
altrettanto indiretto, di far avvicinare i giovani alle nostre
discipline. In questa maniera molti scoprono come il karate sia un
valido contributo sul piano dell'attività motoria a sollecitare il
passaggio da interessi soggettivi ad interessi oggettivi concreti,
insegnando al fanciullo, anche grazie all'avvenuta formazione del Super
lo, ad agire sulla base di regole interne, prima del gruppo, poi
soggettive controllando l'emotività e l'impulsività . Tutto cià sempre in
un clima che consenta allo stesso di esperire a livello fantastico
situazioni che altrimenti avrebbero delle notevoli valenze ansiogene. E'
anche importante ricordare come il karate risponda mirabilmente a
soddisfare la motivazione all'aggressione dell'individuo.
Aggressione intesa nel senso etimologico di â€adgredi†(andar verso
l'altro), quindi di momento di controllo dell'altro come conoscenza
fisica. Appare evidente come nel karate le dinamiche motivazionali siano
vaste e complesse e come il ruolo esercitato dall'insegnante tecnico sia
connotato da molteplici valenze. Egli oggi non è più un semplice
trasmettitore di nozioni, bensì un educatore mediatore fra le più
diverse istanze. E' il tecnico che deve operare affinchè le motivazioni
che inducono i giovani alla pratica sportiva non siano di carattere
patologico e, qualora lo siano, vengano trasformate. Ha il karate
validità didattica motoria, presentando una vasta e variabile gamma di
situazioni di stimolo investenti tutti gli schemi motori e posturali,
tale da creare nel fanciullo una base motoria piuttosto ampia. Una
cosciente programmazione e somministrazione degli obiettivi didattici
che ci si propone consente anche di arricchire e trasformare quelli che
potrebbero essere gli aspetti limitanti sul piano dell'aggregazione
sociale offerti da uno sport di coppia. Sarà infatti cura dell'educatore
ricordare che durante la fascia di età considerata, l'attività motoria
è
una necessità biologica volta ad esercitare e sviluppare funzioni
organiche e psicologiche, quindi un' attività gioiosa ed esaltante.
E'
necessario dopo aver illustrato le caratteristiche proprie della
disciplina sul piano psicopedagogico, soffermarsi a considerare i suoi
aspetti metodologici. L'attuale tecnologia educativa suppone uno
sviluppo della motricità attraverso la somministrazione di situazioni
stimolo che strutturino nell'allievo le condizioni di base di un
movimento altamente finalizzato. Conseguentemente l'educazione motoria
si realizza pei schemi che devono essere conseguiti con attività
collegate con la fascia di età considerata e con la disciplina. Quindi
la somministrazione delle metodiche deve avvenire secondo modalità ben
definite che, da un lato, consolidano le condizioni di base degli schemi
motori, aumentandone la flessibilità e migliorandone le modalità di
esecuzione attraverso un continuo processo di feedback che permetta una
ridefinizione dell'obiettivo proposto e, dall'altro, rispettando quanto
più possibile il principio della polivalenza, creino nell'allievo i
presupposti di una maturazione motoria poi adattabile ad interventi di
tipo specialistico.
Il già
citato principio della polivalenza, prevedendo interventi di tipo
analitico (gesti tipici della disciplina possono subire un efficace
trasformazione e cosi divenire forme ludiche di educazione delle
capacità coordinative) e di tipo globale, permette di introdurre
gradualmente l'allievo ad una tipologia di allenamento sempre più
finalizzata. E' superfluo rammentare a tale proposito quelle che sono le
modalità di evoluzione, in percentuale, del carico nell'ambito di una
seduta e di una programmazione dell' allenamento. Si crede necessario
specificare che, con il termine polivalenza, non si intende
assolutamente universalismo, ma bensì il favorire l'acquisizione e
l'utilizzazione di abilità fisico sportive perfezionando sia le funzioni
psicofisiche sia le abilità coordinative dei fanciullo. Poi, attraverso
la grande rilevanza attribuita alla formazione delle capacità
coordinati-ve in quella particolare fascia di età che va dai 9 ai 12
anni (alcuni dicono debba essere assunto come principio didattico), si è
venuta a determinare l'evoluzione che il karate sta cercando di operare
attraverso gli strumenti didattici forniti dal CONI.
Si sta
tentando, e questo non solo a livello di programmi elaborati per le
fasce giovanili, di condurre la disciplina ad una dimensione ludica,
quasi nell'accezione dell'aqone dell'antica Grecia, forma simbolica e
socialmente accettabile di liberazione delle istanze aggressive, scevra
da inutili manifestazioni coreografiche. |
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Perchè scegliere il Karate FIJLKAM |
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Il karate
come arte marziale vede la sua origine ad Okinawa, un isola
dell'arcipelago Giapponese. Nasce come tecnica di difesa, si trova oggi
giorno ad essere praticato come sport, pur mantenendo le antiche valenze
e gestualità dell'arte orientale. Negli ultimi 10 anni, soprattutto a
seguito della separazione in Italia del Karate in due federazioni
â€FIJLKAM†e “Karate Tradizionaleâ€, con l'aiuto del CONI (che in
Italia riconosce solo la FIJLKAM come federazione ufficiale per il
karate), il karate si è sempre più affermato come una attività adatta a
tutti e a qualsiasi età e tenendo conto delle diverse necessità che
queste comportano.
Tutto
questo significa che, negli ultimi anni si è cercato sempre più diâ€
adattare†se così si puà dire, l'arte marziale alle necessità degli
individui, per ottenere un miglioramento delle proprie capacità
organiche e della fitness (qualità psicofisica). Questo è accaduto, non
perchè si è voluto sminuire il lavoro tatto sino ad oggi, ma perchè la
ricerca di prestazioni agonistiche sempre più elevate ha reso necessaria
una ricerca nel campo della biomeccanica del movimento e delle metodiche
di allenamento. Tutto cià ha portato ad un miglioramento della qualità
della pratica sportiva ed a una maggiore salvaguardia del praticante.
Come detto in precedenza, soggetti dì età diverse hanno nel campo
motorio necessità diverse. Cioè, le metodiche di allenamento utilizzate
sino ad alcuni anni fa (e ancora oggi in uso in altre federazioni di
Karate in ltalia), vedevano bambini ed adulti sottoposti allo stesso
tipo di allenamento, non curanti delle differenze fisiche, fisiologiche
e psicologiche.
La FIJLKAM
prevede tre fasce di utenza all'interno dei propri utenti:
L'attività
svolta con il gruppo “BAMBINI†non rimane la stessa dai 5 ai 14 anni, ma
varia in base alle necessità dei soggetti e tenendo conto delle leggi
dell'accrescimento. Si attuerà un programma di attività per lo sviluppo
omogeneo di tutte le capacità coordinative (generali e speciali)
L'attività sarà prevalentemente a carattere ludico, esigenza
fondamentale del bambino soprattutto nelle fasce di età più basse.
Le
proposte a carattere tecnico saranno limitate coi più piccoli e
tenderanno ad aumentare man mano che si avvicinerà l'attività
agonistica. Questo perchè l'obiettivo dell'attività con i bambini è
quello di dotarli di un bagaglio motorio il più ampio possibile, e tale
da essergli utile in qualsiasi attività motoria. In quanto è dimostrato
che il lavoro a carattere generale è di base/supporto alla parte
tecnica, e che un solo sviluppo di quest'ultima porta a limitazioni
motorie.
Dai 15-35
anni trova collocamento la categoria “AGONISTIâ€, tale fascia d'utenza
vedrà una preparazione mirata allo sviluppo delle capacità necessarie
per le competizioni sia di Kata che di Kumite. La pratica diverrà
specialistica solamente dai 18 ai 35 anni, in quanto in precedenza un
non ancora concluso sviluppo fisico non consente un indirizzo
specialistico mirato ad una delle due specialità .
La
categoria così definita “AMATORI†prevede, una preparazione ancora
diversa dalle due precedenti, in quanto scopo dell'allenamento è quello
di mantenere o migliorare le capacità fisico-organiche. che col tempo
tendono a peggiorare. Dal punto di vista tecnico vengono studiate le
tecniche di difesa ed attacco per ottenere una efficace difesa
personale, percorso questo già iniziato precedentemente ma in maniera
meno significativa.
Tutti gli
sport di combattimento sono da classificarsi tra le attività di
situazione, con una elevata variabilità dei fattori esterni, determinati
dal comportamento motorio dell'avversario. L'apprendimento in tali
attività dovrà avvenire per Mappa Elastica, cioè con un alta variabilità
situazionale e i fattori di disturbo dovranno essere allenati come parte
integrante dell'azione. Se consideriamo il karate FIJLKAM, esso prevede
cinque mezzi per portare i colpi: due per gli arti superiori, due per
gli arti inferiori, uno per le proiezioni (tecniche di atterramento).
Gli analizzatori (insieme di organi che analizzano un segnale)
utilizzati sono quelli:
-
Visivo: consente la visione dei colpi sferrati
dall'avversario;
-
Vestibolare:
consente il mantenimento di un corretto assetto ed equilibrio
posturale durante l'esecuzione di calci, proiezioni e
spostamenti;
-
Cinestesico:
rende possibile la percezione del nostro corpo e del grado di
contrazione e decontrazione dei nostri muscoli nello spazio;
-
Tattile: permette di controllare lo stato delle prese sul
corpo del nostro, avversario, quindi la buona riuscita delle
proiezioni.
Le
distanze di combattimento sono tre
-
Corta: sono possibili le sole proiezioni;
-
Media: sono possibili le sole tecniche di pugno;
-
Lunga: sono possibili le sole tecniche di calcio.
Benchè la
gestualità del Karate FIJLKAM sia rimasta quella tradizionale, possiamo
dire che questo non sia uno sport violento. I regolamenti che vengono
applicati tutt'oggi nelle competizioni, sono il risultato dell'influenza
di fattori di natura sociale 2 di fattori di natura tecnica. I primi
spingono verso una maggiore sicurezza e spettacolarità , i secondi verso
la ricerca di nuovi materiali.
La ricerca
di una maggiore sicurezza è stata determinata, dal fatto che socialmente
non è più tollerabile vedere finire un incontro con nasi rotti o occhi
neri (cosa che peraltro succede tutt'oggi in gare organizzate da
federazioni di karate in Italia che non siano FIJLKAM e il saper
controllare un colpo in maniera efficace risulta essere più educativo e
formativo psicologicamente che colpire deliberatamente. Il risultati di
questi regolamenti che tutelano i praticanti si sono visti ai GIOCHI DEL
MEDITERRANEO ‘97, dove si è reso necessario un solo intervento medico in
due giornate di gare e oltre un centinaio di incontri.
La
spettacolarità di questo sport si è aumentata, incentivando le tecniche
di calcio, attraverso l'assegnazione di un maggior valore rispetto alle
tecniche di braccia. I fattori di natura tecnica vedono l'evoluzione dei
materiali tali da consentire una maggiore protezione dei soggetti, in
caso di mancato controllo.
Per
concludere possiamo dire che, iI Karate FIJLKAM , vuole contribuire allo
sviluppo armonico della personalità dei giovani, favorendone le
iniziative ed aiutandoli a conquistare la propria identità , mediante la
conoscenza di attività che nella storia dell'uomo hanno rappresentato
una garanzia di sopravvivenza e di cambiamento delle condizioni di vita.
Va tuttavia segnalato, il fatto che il karate per le sue valenze
educative concorre efficacemente alla formazione ed allo sviluppo di
carattere generale poc'anzi indicato. In tale disciplina l'esecuzione
delle tecniche determina lo sviluppo ottimale ed equilibrato delle
capacità motorie, attraverso numerosi esercizi-stimolo a carattere
generale con la specificità delle abilità motorie sportive, come
qualsiasi obiettivo posto in ambito educativo.
Prof.
Roberto Ventura |
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